Perché non si può intercettare il capo dello stato
“Qualsiasi sia la decisione della Corte Costituzionale nella vicenda delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta d Palermo, l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato”, lo ha detto da Mosca il ministro della Giustizia Paola Severino sul conflitto d’attribuzione sollevato ieri dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei confronti della Procura di Palermo. Leggi Perché Romano è stato assolto - Leggi Ingroia si candidi
9 AGO 20

“Qualsiasi sia la decisione della Corte Costituzionale nella vicenda delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta d Palermo, l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato”, lo ha detto da Mosca il ministro della Giustizia Paola Severino che sul conflitto d’attribuzione sollevato ieri dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei confronti della Procura di Palermo, ha poi precisato che “l'aspetto più importante è mantenere la segretezza intorno al contenuto di telefonate che possano riguardare persone istituzionalmente protette per il ruolo che svolgono”.
Durante l’incontro con la stampa tenutosi presso l’ambasciata d’Italia a Mosca, Severino ha inoltre aggiunto che il punto non riguarda le intercettazioni, “uno dei mezzi importanti di investigazione, ma insieme con gli altri e non sicuramente l'unico oltre ad essere ampiamente regolamentate dal nostro codice", bensì “"se il comportamento tenuto dalla procura di Palermo sia stato o meno corretto sotto il profilo della intercettabilità di una telefonata. Se si è trattato di un’intercettazione casuale si poteva fare, ma il tema non è se si poteva o non si poteva intercettare, e questo è bene chiarirlo perchè da questo equivoco ne possono nascere molti altri”.
“Chiamato a dare contezza della mia funzione istituzionale e di coordinamento, non ho subito alcuna pressione”, ha fatto sapere da Palermo il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, “ma che il capo dello Stato non può essere intercettato, è un fatto assodato”. “Ora la questione è in buone mani – ha poi aggiunto Grasso – deciderà la Consulta”, ma i magistrati di Palermo “hanno agito in buona fede, secondo come ritenevano fosse giusto applicare la legge, senza subire pressioni, come dichiarato fin dall’inizio”.
Durante l’incontro con la stampa tenutosi presso l’ambasciata d’Italia a Mosca, Severino ha inoltre aggiunto che il punto non riguarda le intercettazioni, “uno dei mezzi importanti di investigazione, ma insieme con gli altri e non sicuramente l'unico oltre ad essere ampiamente regolamentate dal nostro codice", bensì “"se il comportamento tenuto dalla procura di Palermo sia stato o meno corretto sotto il profilo della intercettabilità di una telefonata. Se si è trattato di un’intercettazione casuale si poteva fare, ma il tema non è se si poteva o non si poteva intercettare, e questo è bene chiarirlo perchè da questo equivoco ne possono nascere molti altri”.
“Chiamato a dare contezza della mia funzione istituzionale e di coordinamento, non ho subito alcuna pressione”, ha fatto sapere da Palermo il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, “ma che il capo dello Stato non può essere intercettato, è un fatto assodato”. “Ora la questione è in buone mani – ha poi aggiunto Grasso – deciderà la Consulta”, ma i magistrati di Palermo “hanno agito in buona fede, secondo come ritenevano fosse giusto applicare la legge, senza subire pressioni, come dichiarato fin dall’inizio”.
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